Come nel 2021, l’esordio del campionato di calcio si rivela un problema insormontabile per DAZN

Ci risiamo. Come nel 2021, l’esordio del campionato di calcio si rivela un problema insormontabile per DAZN che anche quest’anno è riuscita a non fornire il servizio e a far infuriare i propri utenti, già soggetti al pugno duro della società che aveva loro inflitto aumenti e stop alle condivisioni.

Rileggendo oggi le vicende degli ultimi mesi, abbiamo la percezione di un’impresa che pare disponibile con i forti (autorità e governi) e poco incline a concessioni ai deboli (gli appassionati di calcio). Peraltro suoi clienti e quindi valutatori di ultima istanza, a cui oggi fornisce link alternativi in qualità, a detta di alcuni utenti dei forum, di un TV a tubo catodico della Mivar dei tempi migliori.

Come nel 2021

Proviamo a riassumere quanto accaduto, in base ai resoconti di molti utenti che abbiamo analizzato dai vari forum e tramite Twitter. A differenza dell’anno scorso non si è trattato di difficoltà di erogazione del segnale, quanto di una vera catastrofe nel sistema di autenticazione degli utenti.

Nuove regole anticondivisione

Diremmo senz’altro a causa delle nuove regole inventate per fermare le condivisioni.

Difficile collegarsi, facile essere disconnessi

Il contenuto delle tante proteste è praticamente sempre il medesimo. Errori incomprensibili all’atto della connessione, del tipo “Qualcosa non ha funzionato, riprova: 10-000-000” o errori comprensibili o improbabili, quali quelli relativi ai presunti troppi device connessi. In ogni caso, la società afferma di lavorare “duramente”. O forse si è trattato di formule di stile, visto che questi Tweet di scuse sono stati tutti rimossi nella giornata successiva.

Problemi in Spagna e messaggi in inglese

Il problema dev’essere strutturale nell’ambito di una sistema centralizzato in quanto abbiamo letto di situazioni analoghe in Spagna e molti appassionati hanno riportato di essere stati inviati a pagine di autenticazione redatte in inglese: a very big mess, per farci capire dalla casa madre.

Una soluzione tampone

DAZN era probabilmente conscia del problema potenziale, in quanto ha rapidamente diffuso tramite Twitter una serie di link alternativi da utilizzare per connettersi alle partite. Un collegamento diverso per ogni incontro. Si tratta di file .m3u che contengono un indirizzo streaming in chiaro e a 540p. La qualità da tubo catodico di cui scrivevamo all’inizio.

540p?

Perché 540p, visto che l’infrastruttura è in grado di erogare 720p ma ormai anche full HD? Pensiamo il motivo sia chiaramente spiegato da questo utente: “Basta uno sniffer qualsiasi e prelevi lo stream (in chiaro N.d.R.), che puoi condividere a chiunque senza abbonamento. Praticamente Dazn sta facendo pirateria a se stesso. Paradossale.”

Una scelta precisa

La scelta è precisa: pur di non rischiare che qualcuno veda gratuitamente una partita per cui non ha pagato si preferisce far vedere malissimo a chi è regolarmente abbonato. Poco in linea con il “protocollo degli 11 interventi” riguardo al quale ci chiediamo se Agcom non penserà di essere stata leggermente presa in giro.

Spiegazioni inaccettabili

DAZN avrebbe affermato che le difficoltà erano dovute ai troppi utenti che contemporaneamente pretendevano di accedere al servizio. Un problema noto nel settore, ma che in nessun modo si può considerare come imprevisto. Se una partita ha inizio a un certo orario è ovvio, prevedibile, lampante e assodato che i telespettatori si collegheranno nei 15 minuti precedenti l’inizio dell’evento. E come potrebbero fare differentemente, coordinandosi via rete “prima voi, poi noi”?

Minacce di azioni in sede penale

Riteniamo anche dubbio lo stile delle scuse. Mentre fornisce il famoso link a qualità ridotta, la società non manca di minacciare il cliente di una denuncia ex “art. 615 ter del codice penale”. Come dire, non siamo in grado di fornire il servizio, ma se per caso condividi questo link ti trasciniamo in tribunale.

Protetto?

Peraltro, facciamo notare che la norma recita “Chiunque abusivamente si introduce in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza”, ma difficilmente uno stream in chiaro potrebbe essere considerato “protetto da misure di sicurezza”. Minaccia inutile ed errata dunque.

Agcom

Agcom ha immediatamente reagito, diramando il giorno di ferragosto un comunicato in cui si chiedono chiarimenti e si inviata ad attivare gli indennizzi. Ma la storia degli indennizzi dell’anno scorso non lascia ben sperare in quanto – sempre leggendo con pazienza le varie testimonianze – pare proprio che la DAZN tenda a non credere alle lamentele e ignori un certa percentuale (che non siamo in grado di stimare) di richieste lecite.

Clienti in cattiva fede?

Nel precedente articolo avevamo riportato come per confutare la validità’ del parametro ND (numero disconnessioni, utile per chiedere il rimborso) l’OTT avesse obbiettato che questo “non è direttamente misurabile e occorre affidarsi alla buona fede degli utenti.” Non certo un segno di fiducia verso i propri stessi clienti.

C’è chi non ha avuto problemi

Infine, c’è chi problemi proprio non ne ha avuti e ha potuto godersi il match preferito dall’ inizio alla fine. A dimostrazione riportiamo qui lo schermo condiviso dall’utente Fiodor, non certo l’unico ad avere scelto un backup in stile Commodore 64 (influenzando probabilmente il risultato, considerato l’alto numero di goal).

Sense of humor

Forse alcuni clienti DAZN sono ormai oltre la fase dell’ira e hanno recuperato un sano sense of humor. E di questo – almeno – dobbiamo davvero ringraziare la società guidata da Shay Segev.

In collaborazione con: newslinet.com

Non dovremo più entrare ed uscire per trovare titolo desiderato

Niente più salti tra le varie piattaforme per trovare il titolo desiderato: il celebre motore di ricerca potrebbe mettere a disposizione il suo insuperato algoritmo per individuare i contenuti sui vari servizi di streaming video on demand (SVOD). La cross-platform sarebbe una facilitazione enorme per gli utenti, come i sempre più numerosi surfisti delle piattaforme SVOD sanno bene.

Ma anche, a dispetto di quanto si potrebbe pensare, una nuova opportunità per far crescere gli abbonati per tutti. A latere (o meglio, come obiettivo primario dal punto di vista economico) Google starebbe studiando la realizzazione di uno store online dove gli utenti potranno acquistare, attraverso un unico abbonamento, l’accesso a diverse piattaforme di streaming video on demand aggregate, come Netflix, Amazon Prime, Disney, ecc.

Cross-platform by Google

La gestione diretta delle piattaforme consentirebbe il controllo dei contenuti da parte dell’algoritmo, che consentirebbe all’utente la facile individuazione di quello prescelto a prescindere dalla piattaforma dove è collocato. Secondo il Wall Street Journal, il progetto di cross-platform sarebbe in una fase avanzata, tanto che Google, nella condizione di collettore di contenuti, starebbe già studiando il meccanismo di retrocessione degli introiti con le case di produzione.

Compatibilità

Per ovviare al problema della compatibilità del motore di ricerca con le smart TV già esistenti, secondo alcuni rumors, Google starebbe concordando l’inserimento dell’algoritmo in ogni piattaforma aderente al progetto cross-platform. In sostanza, l’area di ricerca dei contenuti di ogni singola piattaforma passerebbe sotto il controllo di Google che la renderebbe trasversale a tutti i competitor ed accessibile a tutti i sottoscrittori dell’abbonamento unico.

Uscire dal recinto

Il dubbio se l’adesione al modello cross-platform non sia in contraddizione con la politica fin qui perseguita da ogni piattaforma di trattenere il più possibile l’utente all’interno del proprio recinto sarebbe stato risolto sulla base della considerazione che i superplayer dello SVOD avrebbero in gran parte già raggiunto il limite fisiologico di sviluppo e che, anzi, la frammentazione dell’offerta causata dall’aumento delle piattaforme stia diventando un grosso problema da gestire.

Stress da surfing

Già perché il surfing tra le varie piattaforme sarebbe ormai considerato così defatigante da demotivare il telespettatore. Obtorto collo, meglio allora il governo unico proposto da Google.

In collaborazione con: newslinet.com

Ora, l’interesse diffuso, sul piano giuridico, è un interesse non ristretto a quelli generali

Quello che è accaduto a fine luglio 2021 e che si è replicato la scorsa settimana, sta facendo riflettere gli editori radiofonici sul ruolo delle rappresentanze di categoria e degli stakeholders.

Parliamo, naturalmente, di iniziative foriere di seri rischi per la stabilità del sistema radiofonico relativamente all’assetto frequenziale analogico (FM), attuate attraverso interventi riduttivi (eliminazione di impianti asseritamente incompatibili con quelli di emissioni estere) o di completa riscrittura attraverso una pianificazione ex post. Nelle due occasioni l’allarme è stato lanciato da questo periodico, che ha dato risalto a quello che stava succedendo, ospitando poi i contributi dei principali player e degli esponenti politici che sono intervenuti a supporto del comparto radiofonico. Tali occasioni hanno nuovamente esaltato il ruolo degli stakeholders, cioè i soggetti influenti in un’area di mercato.

L’approccio opportuno di Agcom

La stessa Agcom, nel corso delle audizioni preliminari all’adozione del Piano nazionale di assegnazione delle frequenze per la radiodiffusione sonora in tecnica in digitale (cd. PNAF DAB, che dovrebbe essere pubblicato tra pochi giorni), ha (correttamente) esteso la partecipazione ai consorzi DAB (destinatari diretti del provvedimento finale, cioè il Piano DAB, insieme ai loro soci).

Art. 1 c. 10 L. 249/1997

E ciò evidentemente in ossequio alle previsioni dell’art. 1 c. 10 L. 249/1997 (istituitiva dell’Autorità stessa), che prevede che “Qualunque soggetto, portatore di interessi pubblici o privati, nonche’ i portatori di interessi diffusi costituiti in associazioni o comitati, cui possa derivare un pregiudizio dal provvedimento, hanno facoltà di denunziare violazioni di norme di competenza dell’Autorità e di intervenire nei procedimenti”.

Stakeholders

I contributi di alcuni dei partecipanti a queste audizioni sono stati riportati su queste pagine e, dalle prime indiscrezioni, sembra che siano stati utili per le migliorie poi applicate al provvedimento finale, a dimostrare l’opportunità della scelta dell’Autorità.

TV del concetto di portatore di interessi diffusi

In definitiva, anche in questo ambito (come in quello politico, del resto), si sta determinando un – quanto mai opportuno – superamento del previgente desueto concetto di “portatore di interessi diffusi” limitato ai sindacati di categoria (peraltro in molti casi rimasti silenti o indifferenti verso quanto di disatroso per il settore stava accadendo).

Il concetto giuridico

Ora, l’interesse diffuso, sul piano giuridico, è un interesse non ristretto a quelli generali, pubblici e privati tutelati dal diritto amministrativo e civile. Si tratta, piuttosto, di aspirazioni legittime appartenenti a vaste aree di soggetti (non pubblici) accomunati dallo stesso obiettivo concreto.

Stakeholders ante litteram

Non esiste una previsione normativa che definisce chi possa qualificarsi come portatore di interessi diffusi sul piano della persona giuridica e ciò in quanto lo stesso legislatore non ne ha mai ravvisato la necessità, posto che qualsiasi recinto avrebbe comportato, per definizione, delle esclusioni.

La definizione del Consiglio di Stato

Del resto, anche il Consiglio di Stato, chiamato più volte ad esprimersi sul concetto stesso, si è limitato a rimarcare che, al di là della forma giuridica, i requisiti essenziali per qualificare un portatore di interessi diffusi sono un “adeguato grado di stabilità“, un “sufficiente grado di rappresentatività” e il “perseguimento non occasionale di determinati obiettivi”.

Allargamento virtuoso

E’ quindi quanto mai opportuno che, di qui in poi, anche in considerazione delle sopravvenute facilitazioni telematiche che favoriscono e rendono più semplice il confronto, il virtuoso approccio mostrato da Agcom venga adottato anche dal Ministero dello sviluppo economico.

Verso un nuovo modello di rapporto

Così da estendere qualsiasi dialogo non solo alle rappresentazione sindacali dell’editoria radiofonica, ma a tutti gli stakeholders, cioè le organizzazioni coinvolte in iniziative con ricadute economiche, il cui interesse è negativamente o positivamente influenzato dal risultato dell’esecuzione, o dall’andamento, delle iniziative stesse.

Il podcast di Newslinet della settimana

In collaborazione con: newslinet.com

Sky primo competitor del servizio pubblico

Sky continua con la scommessa degli original e presenta la stagione 2022/2023 all’insegna delle produzioni originali, sia internazionali che italiane, confermando titoli di successo e annunciando novità in arrivo. Ma le new entry non si limitano solo al pay: la società, che controlla anche il canale in chiaro TV8, annuncia l’arrivo di cinque nuovi show su questa rete. Al contempo, Sky non rinuncia ai grandi titoli del cinema internazionale grazie agli accordi con gli studios sull’utilizzo dei cataloghi. Tra questi anche Warner, che potrebbe, in futuro, passare da fornitore di contenuti a concorrente diretto.

La strada degli original

Sky conferma e rafforza la strategia intrapresa negli ultimi anni sul fronte original. Tra programmi di intrattenimento, serie TV, film e approfondimenti culturali e artistici, la pay TV di Comcast si pone come principale veicolo delle produzioni originali italiane.

Nuovi original e conferme

Infatti, fra le numerose novità targate Sky Original in arrivo per la stagione 2022/2023, 60 saranno produzioni tricolore. Dalle nuove proposte, come Il grande gioco e Django, alla conferma delle seconde stagioni di serie TV tra cui Romulus e A casa tutti bene.

Accordi

Oltre alla proposta di contenuti originali, Sky annuncia l’arrivo di più di 200 film in autunno. Le pellicole che verranno trasmesse sui canali cinema della pay TV sono frutto di accordi con le principali case di produzione internazionali, tra cui Sony, Paramount e Warner.

Warner

Proprio quest’ultima potrebbe essere, in futuro, fonte di preoccupazione per il gruppo, visto l’arrivo imminente di un servizio streaming frutto della fusione tra Warner e Discovery. Nel ricco catalogo che gli studios portano in dote sono compresi anche i titoli di HBO, alcuni dei quali sono stati, negli anni, prodotti di punta dei palinsesti Sky.

HBO

Basti pensare alla celeberrima Game of Thrones (italianizzata ne Il Trono di Spade) o l’altrettanto famosa I Soprano, titolo storico distribuito da Sky. A questi si aggiungerà, dal 22 agosto, il prequel di Game of Thrones: House of the Dragon. Questo catalogo ed eventuali future novità rimarranno a disposizione della pay TV del gruppo Comcast fino al 2025, anno in cui terminerà l’accordo con Warner per l’utilizzo dei titoli.

Non solo pay

L’offerta di Sky Italia non si limita, però, solo alla pay TV o allo streaming (grazie al servizio Now TV). Il gruppo possiede, infatti, anche il canale in chiaro TV8, ex MTV e ora rete generalista. Anche qui sono in arrivo original made in Italy pensati per l’intrattenimento.

Original in chiaro

Come nel caso di Sky, anche qui ci sarà spazio per produzioni inedite e brand storici. Tra le novità in arrivo a settembre, è opportuno citare il format 100%, game show condotto da Nicola Savino. Mentre per quanto riguarda le conferme, nonostante le ultime stagioni deludenti, torna X Factor, il cui contratto con Fremantle è in scadenza proprio quest’anno.

Due fronti

Sky lancia una sfida importante sull’intrattenimento – pay e non – alle emittenti tradizionali che hanno, nel frattempo, allentato la presa sul settore original. Ma la società di Comcast deve comunque continuare a difendersi dagli OTT, anch’essi importanti distributori di contenuti originali.

In collaborazione con: newslinet.com

Che in televisione non si guardasse più solo la TV era già cosa nota e chiara da tempo

Dai dati Comscore riguardanti la fruizione dei contenuti di YouTube emerge un’importante presenza della televisione come mezzo per la navigazione sulla piattaforma Google. Se, da un lato, la TV connessa può risultare un fenomeno preoccupante per i broadcaster, dall’altro, se ben sfruttato, può addirittura rivelarsi un nuovo modo di intercettare ascolti e, nel caso specifico, follower.

La televisione senza TV

Che in televisione non si guardasse più solo la TV era già cosa nota e chiara da tempo. Tra OTT, canali esclusivi per smart TV e app di vario genere, l’egemonia dei broadcaster stava già venendo meno da tempo.

YouTube in TV

Ora però, i dati Comscore rivelano una nuova minaccia da parte degli OTT. Un’indagine dell’impresa italiana ha infatti portato all’attenzione il peso delle TV sulle views dei contenuti di YouTube.

Supercontenitore

La piattaforma Google è forse il più grande contenitore di prodotti video del web e da sempre è disponibile su praticamente ogni device, tra app e browser.

Sempre più TV connesse

Nulla di nuovo tecnicamente, dunque. Senonché, la fruizione dei contenuti del sito attraverso una TV connessa diventa un fenomeno sempre più importante e consistente. Per TV connessa, è bene ricordarlo, si intende un apparecchio attraverso cui è possibile fruire di contenuti online.

Non solo smart

Non si parla, dunque, necessariamente di smart TV, ma anche di TV collegate a console per videogiochi e set top box.

Sorpasso

Al netto delle precisazioni tecniche, il dato sulla fruizione di YouTube attraverso la televisione è interessante sia preso in valore assoluto, sia confrontato con gli altri mezzi.

Le percentuali

Se, come ci si poteva aspettare, il device più utilizzato resta lo smartphone (82%), il computer è stato superato (8%) dalla cTV (10%).

Tempo speso

Quanto detto riguarda il numero di video visti. Diversamente, prendendo in considerazione il tempo speso su sito (o sull’app), le statistiche cambiano ancora e riservano altre sorprese. Infatti, la percentuale della TV, qui, arriva fino al 24%, mentre quella del mobile si attesta sul 64%. Anche in questo caso, il pc resta il mezzo meno utilizzato, con il 12% del tempo speso.

Uso domestico

Tenuto conto che lo smartphone viene utilizzato sia in casa che fuori, mentre la TV è legata all’uso domestico, i dati sono ancora più impressionanti. Dalle rilevazioni di Comscore sembra, dunque, emergere un trend sempre più marcato riguardo il consumo di prodotti video.

La TV connessa è il nuovo standard

Un fenomeno possibile solo grazie agli sviluppi del settore TV e conseguente diffusione, ormai quasi standard, delle cTV. Non è facile fare una previsione sul futuro della fruizione via internet, ma è certo che, con la sempre maggiore diffusione degli apparecchi e il miglioramento dei servizi internet a livello nazionale, questo fenomeno crescerà ancora.

TV connessa chiave d’accesso per la TV in chiaro

Il crescente consumo di prodotti via cTV, però, non è per forza un fattore negativo per la TV lineare. Infatti, l’accesso alla rete dal televisore assicura anche, almeno in potenza, l’accesso ai contenuti web dei broadcaster.

Amici/nemici

Anzi, paradossalmente, YouTube stesso, che per certi versi può essere visto come un concorrente dei canali in chiaro, ospita proprio i contenuti di questi ultimi. Gli OTT, almeno del tipo di YouTube, possono quindi rivelarsi addirittura un nuovo mezzo di veicolazione dei propri prodotti, ma sono necessari un cambio di mentalità e una certa apertura nei confronti dei nuovi metodi di fruizione.

In collaborazione con: newslinet.com

Ad ogni modo futuro automotive sono Apple e Google

WorldDAB Automotive 2022. Martin Koch (Volkswagen): Volvo ha dichiarato che attende con impazienza il giorno in cui potrà liberarsi della funzionalità radio nei propri veicoli, puntando al 100% sull’IP. Ma in Europa il DAB è al sicuro grazie a vincoli normativo, al contrario della FM. In passato (2015) non avevamo alcun servizio online in auto. Oggi (2020) siamo in piena transizione, con alcuni servizi online globali. Grazie all’adozione di Android Automotive come sistema operativo per le auto (2025) c’e’ l’opportunità per le terze parti di fornire le proprie app. Android Automotive ucciderà la radio? Se operiamo bene, forse no.

Il 22 giugno ha avuto luogo a Londra il WorldDAB Automotive 2022, evento in cui gli esperti mondiali di DAB e del settore automotive si uniscono per gettare uno sguardo al futuro dell’intrattenimento in mobilità. In questo articolo vogliamo proporre alcune osservazioni su quanto affermato dal presidente di WorldDAB, Patrick Hannon, da David McClure di SBD Automotive, ma, soprattutto, sul – per certi versi sorprendente – intervento di Martin Koch.

Patrick Hannon: DAB oltre la FM…

La prima slide interessante riguarda il mercato inglese, dove l’ascolto DAB ha eguagliato quello FM. Nella presentazione, Hannon ha affermato che nel Regno Unito l’ascolto digitale ha “per la prima volta superato” quello analogico nella misura dell’ uno % (47% rispetto al 46%).

… o forse in parità

Non avendo trovato nelle schede descrittive di RAJAR un riferimento chiaro all’intervallo di confidenza di questa particolare ricerca ci sentiamo pero’ di affermare che i due tipi di ascolto sono sostanzialmente uguali (ll’1% è quasi certamente compreso nel margine di errore).

DAB oltre l’europa

Interessante l’immagine in cui si mostra un primo inizio di espansione del DAB al di fuori dell’Europa. Possiamo vedere che sono in atto sperimentazioni in Africa e in Asia (ma anche che sono assenti mercati essenziali quali quello russo e soprattutto cinese).

Molti trials e niente Cina

Ipotizzando che “on the move” (vedere la slide) significhi il passo successivo ai trials dovremmo vedere il DAB presto concretamente presente in… Tunisia e Kuwait.

I grandi costruttori

Ed eccoci a un dato a nostro avviso preoccupante. Come possiamo vedere in questa presentazione, ma la cosa si ripeterà in tutte le successive, i dati sembrano essere stati scelti dallo staff del presidente Biden: un totale “denial mode” rispetto all’attuale leader nella capitalizzazione borsistica del settore auto, la Tesla.

Tesla?

Considerando che la società creata da Musk ha una leadership reale nell’elettrico e in aree chiave come quello delle batterie e della guida autonoma, scegliere d’ignorarla (come fa appunto il presidente Biden) ci pare totalmente irrazionale. Ma Tesla, appunto, del WorldDAB non fa parte.

“Slightly disappointed”

L’espressione slightly disappointed si traduce in italiano con “leggermente deluso”. È in questo modo che al minuto 11:25 della presentazione il presidente di WorldDAB – riconoscendo la persistente difficoltà nella copertura delle reti stradali – ha descritto lo stato d’animo degli ascoltatori quando, incontrando un gap nella ricezione, la stazione prescelta diviene muta.

Singhiozzo

Come sappiamo c’e’ chi ritiene questo funzionamento a singhiozzo inaccettabile, ma evidentemente le statistiche parlano solo di un leggero fastidio: meglio per tutti.

David McClure

Anche McClure è in denial mode rispetto a Tesla: al minuto 17:19, parlando dell’elettrificazione del settore auto ha citato come early adopter… la Volvo. Ascoltare per credere.

Chi possiede il cruscotto?

In ogni caso, di tutte le affermazioni di MClure quella che ci è sembrata più importante riguarda il recente concept di Apple. Si tratta di un cruscotto completamente gestito da iOS, incluse le parti più classicamente automobilistiche quali la rilevazione della velocità e l’impostazione della climatizzazione.

Chi è l’interlocutore?

È chiaro che se le piattaforme mobili – iOS e Android – sono il cuore delle nuove vetture, allora l’interlocutore principale per il settore radio non sono più i grandi costruttori, ma le grandi piattaforme.

Segnale

E vista la mancanza di app DAB (o anche FM) aggiornate sulle attuali piattaforme mobili questo non è probabilmente un buon segnale.

Martin Koch

Ed eccoci a Martin Koch, Head of Platform Steering Infotainment at Volkswagen CARIAD, chiamato a portare il punto di vista dei produttori automobilistici (definiti OEMs).

IP-Only Volvo

Il primo punto discusso è una specie di bomba: Martin ha raccontato come durante i “Radiodays Europe 2022” Volvo ha affermato di attendere con impazienza in giorno in cui potrà liberarsi della funzionalità radio nei propri veicoli, puntando al 100% sull‘IP.

Kleine Produzenten

“Naturalmente le piccole società quali Volvo cercano di ottimizzare i propri costi riducendo la complessità dei propri prodotti“, ha spiegato il relatore, tranquillizzando i presenti.

DAB al sicuro, FM in pericolo

Certamente – ha continuato – in Europa il DAB è al sicuro grazie a vincoli normativo, ma altrettanto non è per la FM. Peraltro, nel resto del mondo neppure il DAB è veramente richiesto.

Radio-Less?

Veniamo alla immagine più sorprendente presentata da Koch. Val la pena trascrivere le sue parole esatte: “In passato (2015) non avevamo alcun servizio online in auto. Oggi (2020) siamo in piena transizione, con alcuni servizi online globali. Grazie all’adozione di Android Automotive come sistema operativo per le auto (2025) c’e’ l’opportunità per le terze parti di fornire le proprie app”.

The Buggles, 1

“Quindi le grandi piattaforme stanno uccidendo le star radiofoniche? Al momento…un po’. Ma questa è una grande opportunità per i piccoli provider: essere presenti al pari dei grandi”. Confessiamo di non aver capito.

2025, niente radio

Riproponiamo qui la parte di slide relativa al 2025 perché tutt’ora non ci crediamo: uno dei membri di WorldDAB che ci mostra un futuro senza il logo DAB e senza quello di RadioPlayer!

Chiarimenti

Ma come è possibile? Abbiamo immediatamente richiesto un’intervista a Kock stesso e speriamo di poter chiarire questo e il punto precedente rapidamente.

Richieste a Google

Nell’ultima parte dell’intervento il relatore ha raccontato come, insoddisfatto dell’aspetto troppo basic delle app per il DAB contenute in Android Auto, il suo gruppo di lavoro si sia fatto parte attiva suggerendo (insieme a NAB) dei miglioramenti a Google stessa. “Parliamo delle funzioni avanzate quali gli slide show di DAB” – ha affermato –“una serie di miglioramenti che offrano all’utente l’esperienza completa possibile grazie a questa tecnologia“.

The Buggles, 2

“Android Automotive ucciderà la radio ? Se operiamo bene forse no“, ha concluso. Una cosa resta certa: per Kock e per MClure l’interlocutore delle radio è ormai Google (e probabilmente Apple) e non i grandi costruttori automobilistici. Parola di un dipendente Volkswagen.

Il podcast di Newslinet della settimana

In collaborazione con: newslinet.com

In gioco la sopravvivenza della TV lineare nel futuro

Tra novità del digitale, guerra e crisi dei prezzi, la TV lineare non sta passando un momento roseo, soprattutto per quanto riguarda gli investimenti pubblicitari. A causa dei fattori elencati, infatti, le aziende stanno tagliando e reindirizzando i fondi per l’ADV, facendo registrare importanti perdite al giro d’affari dei broadcaster. La soluzione, almeno parziale, alla difficile situazione attraversata dai network potrebbe essere nel rilancio delle produzioni originali, i cosiddetti originals.

ADV a rischio

Come già visto su queste pagine, il settore televisivo tradizionale sta progressivamente perdendo terreno nel campo dell’ADVertising. Dopo l’avanzata del web, l’ultimo attacco è arrivato dagli svod che introdurranno la pubblicità nei propri piani a pagamento.

Anche la guerra

I contenuti online, però, non costituiscono l’unica minaccia al giro d’affari della raccolta pubblicitaria in TV. Infatti, l’anno in corso è in negativo rispetto al precedente, anche e soprattutto a causa dell’attuale situazione economico-politica globale. La guerra in Ucraina e l’aumento di costi energetici e di materie prime stanno infatti mettendo in difficoltà le aziende che si vedono costrette a tagli anche sull’ADV.

ADV tra 2022 e 2021

Il primo quarter del 2022 si chiude con un rosso del 3,3% sul 2021 e le previsioni per il resto dell’anno non sono certo rosee. Visto l’andamento, la TV potrebbe arrivare alla fine di questi 12 mesi con un giro d’affari di 3,5 miliardi di euro, contro i 3,7 del precedente periodo.

Gli ascolti di Auditel

A questa situazione tutt’altro che di facile gestione, si aggiunge il quadro delineato da Auditel che ha evidenziato un’importante diminuzione degli ascolti televisivi del maggio di quest’anno. In particolare, il prime time è sceso a 20 milioni di ascoltatori (-18,5% sul 2021), mentre seconda serata e 24 ore sono scese rispettivamente a circa 10 milioni e 8,4 milioni.

Redistribuzione

Il cambiamento occorso a maggio nelle rilevazioni Auditel non gioca molto a favore della TV. Infatti, dal quinto mese del 2022, gli ascolti che prima venivano attribuiti alla TV o non attribuiti del tutto, vengono ora distribuiti tra più attori, tra cui gli OTT.

Oltre al danno, la beffa

Dunque, il nuovo sistema, oltre a togliere una fetta percentuale alla TV lineare, la consegna ai principali competitor attuali dei brodacaster, andando così a influire negativamente sugli investimenti pubblicitari.

ADV

Sicuramente il calo non sarà uguale alla diminuzione degli ascolti, ma un segno meno sull’ADV è inevitabile.

Nuovo focus per l’ADV

Contestualmente, il focus del settore pubblicitario in chiaro sarà sempre più orientato su contenuti che (per ora) restano ben saldi nelle mani della TV lineare: in particolare, eventi live rilevanti e grandi fiction prodotte dai network.

Area trascurata

Quest’ultimo tipo di produzione, negli ultimi tempi, è stato trascurato da Rai e Mediaset, che hanno invece dedicato maggior attenzione a brand datati o a programmi di intrattenimento di vario genere.

Tornare a produrre

I broadcaster dovrebbero quindi tornare a concentrarsi sui cosiddetti originals, ultimamente lasciati al dominio degli OTT. La soluzione, almeno parziale, potrebbe dunque essere quella di concentrare gli investimenti in produzioni originali da prime time, lasciando da parte i talk show e i reality, soprattutto nel caso del Biscione.

In collaborazione con: newslinet.com

Per esempio, tra qualche giorno, con l’attivazione di nuovi mux, le stazioni ricevibili a Milano, tra FM e DAB, arriveranno a 130-140 unità

L’offerta radiofonica digitale via etere aumenta di giorno in giorno (anche se per ora solo nelle grandi città) e gli editori si preoccupano: la lista delle stazioni sull’autoradio si allunga continuamente e la polverizzazione dell’ascolto cresce. Si tratta di un processo trasversale a tutti i media, che fino ad ora aveva escluso solo la radio (via etere), ma di cui bisogna prendere atto, adottando le necessarie contromisure.

Esempi

Magari guardando anche a quanto accaduto alla carta stampata e alla TV.

L’offerta ai tempi del digitale

Per esempio, tra qualche giorno, con l’attivazione di nuovi mux, le stazioni ricevibili a Milano, tra FM e DAB, arriveranno a 130-140 unità. Nulla rispetto alle oltre 100.000 presenti nel solo aggregatore di flussi streaming radiofonici TuneIn, beninteso.

… e dell’analogico

Ma nemmeno paragonabile al ristretto numero (poche decine) di emittenti dell’era esclusivamente analogica.

La TV

Se per la radio l’offerta (molto più) ampia è certamente una novità, non altrettanto si può dire non solo per il web (dove è un fenomeno naturale), ma anche per la televisione digitale televisiva terrestre.

Erano 300, giovani e forti. E sono morti

Piattaforma nella quale ciascuno di noi è abituato a liste di oltre 300 canali. Magari col refarming della banda 700 MHz un po’ meno, ma quello è un effetto contingente, in attesa dell’adozione del T2 che amplierà nuovamente gli spazi disponibili.

Ma la verità sostanziale è differente

Eppure, sia online che sul DTT i contenuti che seguiamo sono sempre le solite poche decine. I siti di informazione che ogni utente consulta non superano mediamente i cinque e i canali che ciascuno frequenta sulla TV non raggiungono la trentina.

L’offerta e i menu personali

Perché? Per due ordini di motivi: uno spontaneo, l’altro indotto.

Il processo selettivo protettivo

Il primo riconduce ad un processo selettivo automatico tipico dell’era digitale. In poche parole, si tratta di un’azione di riduzione di tipo protettivo che la nostra mente attua al cospetto di una quantità di informazioni che non può gestire.

Le scorciatoie

Il secondo si riferisce a facilitazioni che nella TV possono essere elenchi preferenziali (liste LCN che favoriscono i numeri più bassi), suggerimenti, brand noti (e dotati di autorevolezza), oppure a identificativi strategici o evocativi (e quindi stuzzicanti). Mentre nel web, naturalmente, lo spoglio consegue alla mediazione dell’algoritmo di Google.

Chi è già passato sotto le forche

Guardando all’esperienza passata, dopo un periodo di sbandamento conseguente al passaggio dall’analogico al digitale (ancorché non scevro da dolorose conseguenze), il sistema TV si è assestato, trovando nuovamente un suo equilibrio.

Chi c’era vent’anni fa e chi c’è oggi

La stessa cosa è accaduta col passaggio della carta stampata all’online: per il 70%, le testate maggiormente seguite sul web sono le stesse che dominavano il mercato dell’informazione prima del nuovo millennio.

Prendere atto. E prendere contromisure

L’aumento dell’offerta non può essere contrastata, ma gestita. Come? Intervenendo sui contenuti per intercettare correttamente le esigenze dell’utenza e lavorando su brand, identità, confezione e comunicazione.

Senza cercare riserve indiane

Non certamente limitando l’offerta. Perché così facendo si spingerà solo l’utente nelle braccia di chi poi riuscirà, comunque, a raggiungerlo.

In collaborazione con: newslinet.com

In Svizzera era così già nel 2021

L’analisi delle tendenze sull’ascolto radiofonico della radio digitale in Svizzera effettuata dal Gruppo di lavoro Migrazione digitale, mostra una progressiva affermazione dell’ascolto radio in tecnica numerica impensabile fino a 5 anni fa.

Evoluzione rapidissima

Abbiamo elaborato i dati che indicano una situazione in velocissima evoluzione.

Digitale in Svizzera tedesca

Certo, l’ascolto della radio digitale in Svizzera non è uniforme nella confederazione: per esempio, nella Svizzera tedesca è aumentata maggiormente.

Latini fedeli al broadcast

Oppure, in quella latina domina la fruizione IP, mentre le quote DAB e FM sono quasi identiche e rappresentano un terzo scarso del totale.

Migranti digitali radiofonici tra 15-34 anni

In ogni fascia d’età la radio digitale in Svizzera rappresenta il 70% circa della fruizione, con una tendenza migratoria avanzata nel target 15-34 anni, che predilige lo streaming.

DAB+ over 55

Il DAB è invece prevalentemente appannaggio degli over 55.

Ascolto stanziale dominante

Molto interessante, a livello comparativo con l’Italia, la distribuzione dell’ascolto della radio in base al luogo dell’utente.

Radio chiusa tra quattro mura

A differenza del mercato italiano, la radio in Svizzera si ascolta soprattutto nell’indoor, con 64 minuti su 100. Nel luogo di lavoro la fruizione è di 19 minuti su 100 e in auto solo di 12 su 100.

Situazione ribaltata rispetto all’Italia

Esattamente il contrario di quanto accade nel nostro paese, dove la fruizione in auto rappresenta l’88%.

Ascolto della radio in base al luogo e alla modalità di ricezione

Per la prima volta, nelle case elvetiche, la radio è ascoltata un po’ più via IP che via DAB+. Nel frattempo, nelle automobili il DAB+ è diventato la modalità di ricezione radiofonica più usata.

Un minuto su cinque in FM al lavoro

Al lavoro, per contro, solo circa un minuto di ascolto su cinque avviene ancora via FM.

Nelle case

Nelle case, il tasso di fruizione radiofonica via IP ha raggiunto quello del DAB+. La durata di ascolto tramite le due modalità di ricezione è pressoché identica.

In auto

In Svizzera, la digitalizzazione in auto è aumentata ulteriormente: 47% dei minuti di radio sono ascoltati via DAB+.

DAB+/IP = 59%

Insieme a quelli via IP, si giunge a una quota di ascolto digitale del 59%.

Al lavoro

Sul posto di lavoro l’IP continua ad essere centrale e, al contempo, il DAB+ ha ancora acquisito notevole importanza – a scapito delle stazioni FM.

79% ascolto in digitale

Complessivamente, il 79% della fruizione radiofonica sul lavoro avviene ora in digitale.

Il DAB in casa

La radio via DAB+ viene ascoltata maggiormente fra le mura domestiche: è infatti a casa che ha luogo il 62% della fruizione DAB+ complessiva.

Al lavoro col DAB

Il 20% dell’ascolto via DAB+ avviene invece sul posto di lavoro e il 15% in automobile.

Portata delle modalità di ricezione utilizzate

Tre quarti della popolazione elvetica ascolta la radio digitale e un terzo usa sia la radio digitale che analogica.

Solo il 14% fedelissimo alla FM

Il 14% della popolazione afferma di utilizzare solo la radio FM. Il bacino di utenza delle FM si è ridotto a favore dell’IP.

41% only digital

Il 74% della popolazione ascolta la radio digitale (DAB+ o IP/TV), mentre il 41% ascolta esclusivamente la radiofonia numerica.

FM (in parte)

Il 50% della popolazione usa ancora il segnale radio analogico – almeno parzialmente o in almeno un luogo – il 33% in combinazione con modalità di ricezione digitali. Solo il 14% afferma di usare la radio esclusivamente tramite FM.

11% esclusivo via IP e 12% DAB

L’11% della popolazione ascolta la radio esclusivamente via IP e il 12% unicamente via DAB+

Rapporto di forze a favore del digitale

Secondo l’analisi elvetica, “Il rapporto di forze fra le singole modalità di ricezione si sta spostando lentamente dalle FM alle modalità di ricezione digitali”.

Un anno fa il sorpasso

Il consesso di ricerca sottolinea come “Nella primavera del 2021 ciascuna modalità di fruizione era ancora usata da circa la metà della popolazione, mentre nell’autunno 2021 le FM hanno visto il loro bacino di utenza ridursi a favore dell’IP. Il DAB+ continua invece a rimanere stabile e raggiunge una buona metà della popolazione”.

Evoluzione della portata nel corso del tempo

Il 14% della popolazione svizzera ascolta la radio esclusivamente via FM.

Il 41% ha già archiviato la radio analogica

Già oltre il 74% della popolazione ascolta la radio in digitale, mentre il 41% non ascolta più la radio via FM, bensì esclusivamente quella digitale.

Il podcast di Newslinet della settimana

In collaborazione con: newslinet.com

L’operatore infrastrutturale unico sarebbe un bene? O un male?

TV – Verso la rete unica anche per il DTT?

Se l’integrazione dei superplayer del towering, EI Towers e Raiway, avrà luogo (ed è altamente probabile che ciò accada), anche per il DTT, sul piano sostanziale, avremo la rete unica. Anche se, in effetti, già oggi la sostanza è poco distante da quella.

A seguito dei bandi per i diritti d’uso locali, EI Towers è il principale operatore di rete areale, seguito da Raiway. Ai network provider indipendenti, fatti salvi due casi, sono stati attribuiti solo reti di 2° livello. E anche a livello di mux nazionali, la situazione non cambia: la gestione infrastrutturale degli 11 mux che dal 30/06/2022 residueranno nel panorama radioelettrico, fa sempre riferimento alle galassie societarie in cui orbitano i voluminosi vettori EI Towers e Raiway.

I 12 apostoli del digitale televisivo terrestre

E pure la gestione infrastrutturale della dodicesima rete da assegnare, la cui rinnovata scadenza per la presentazione delle domande da parte dei due attori chiamati a partecipare al bando è al 14 giugno, è altamente probabile che finirà sotto il cappello degli stessi soggetti.

Il deserto

Senza considerare che la Delibera Agcom n. 65/22/CONS, all’art. 10 c. 4, prevede che “Nel caso la procedura (—) vada deserta oppure non venga aggiudicata per qualunque motivo, l’Autorità si riserva di definire una successiva procedura di assegnazione del lotto di gara, alla luce dell’assetto e dello sviluppo di mercato che si sarà determinato“. Tradotto: che possa essere destinata anche ad altri operatori.

Operatore unico per il DTT

L’operatore infrastrutturale unico sarebbe un bene? O un male? C’è spazio per sostenere entrambe le posizioni.

Il monopolio non aiuta

Certamente un monopolio non aiuta il mercato, anche se le Autorità di controllo (Antitrust e Agcom) dovrebbero garantire le condizioni di accesso e di utilizzo.

Ma l’affidabilità e la continuità sì

Ma, allo stesso tempo – secondo alcuni – la gestione infrastrutturale da parte di player qualificati e controllati potrebbe essere garanzia di (maggiore?) affidabilità e continuità.

Gate d’entrata

D’altra parte, tutti gli indicatori di mercati sono coerenti: il rapido avvicendamento tecnologico renderà il DTT anacronistico nell’arco di 10 anni.

… e porta sul retro

E quel che oggi costituisce un gate d’entrata, in due lustri potrebbe essere una porta sul retro.

In collaborazione con: newslinet.com

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